Qui sono raccolti alcuni miei lavori, divisi per categorie: scritti, documentari, incontri, ecc. Vedere per credere :-)

Poco prima della partita di calcio Belgio-Italia, la giovane belga Sjokz, sfida l’Italia postando su TikTok un video in cui spezza e tagliuzza una porzione di spaghetti, li copre con patatine fritte e ketchup e se li mangia. Alcuni italiani capiscono il piglio scherzoso, altri si infuriano e reagiscono sui social con insulti pesanti e sessisti: “Figlia di p…, come ti permetti a (sic) spezzare gli spaghetti?”.
I documenti lasciapassare hanno una lunga storia. Prima dell’era digitale erano cartacei, e in circostanze “carbonare” soltanto orali, semplici parole d’ordine. Uno dei leitmotiv della storia è la restrizione della mobilità con lasciapassare individuali contenenti dati che oggi chiameremmo sensibili. Prima che una questione di rispetto delle regole, adeguarsi è una questione di fiducia nelle istituzioni e nel “sistema”. A fronte delle molte incongruenze, una fiducia difficile da nutrire.
Da una parte l'interessante proposta di istituire una montagna sacra e simbolicamente inviolata, dall'altra una strana impresa: la scalata a un monte di rifiuti (e la discesa con gli sci ai piedi). Il messaggio di queste due nuove iniziative, molto diverse tra loro, per certi aspetti coincide: è rispetto per l'ambiente.
La morte fa parte della vita. Si calcolano 100 miliardi di persone vissute e decedute, da quando Homo sapiens calca la scena planetaria. Oggi dalla morte ci siamo allontanati e l'abbiamo resa un tabù, un fantasma sempre incombente da esorcizzare. In questo modo diventa più difficile accettarla, con semplicità, come la possibile conseguenza di una malattia. Ammalarsi e poi guarire o morire nel proprio letto, è sempre stato preferibile per gli anziani. In passato nascere e morire in ospedale era l'eccezione, come mai oggi è diventata la regola?
Chiusi in casa, trasandati e spettinati? Vale per le persone, vale per i territori. Prendersi cura di sé, è importante. E allora forse c’è da imparare qualcosa dall’Islanda, un’isola che approfitta della pandemia per occuparsi del proprio ambiente e “lucidarsi il mantello”. Se c’è curiosità, anche il minuscolo e l’imprevisto possono dare soddisfazione.
Il mio reportage per "Airone" realizzato durante un soggiorno di tre settimane tra i pescatori vezo della costa sudoccidentale del Madagascar. Ero chiamato "Orecchie rosse", perché quelle dei bianchi si scottano subito. In piroga dentro e fuori dai corridoi marini della barriera corallina nel canale del Mozambico. Musica, magia, rituali e il momento del sakafom-vahiny, il "pasto del visitatore": metafora un po' cannibalesca che designa l'antico obbligo dell'ospitalità sessuale offerta al viaggiatore.
Revenge travel è una locuzione inglese che si può tradurre con viaggi di rivincita, o anche con turismo di rivalsa: ci hanno tenuti in gabbia, ma quando apriranno le porte ci sfogheremo. Ma, a parte il fatto che oggi i più pensano al lavoro, il turismo compulsivo rischia di essere incurante, e ha non poche controindicazioni.
La sbadataggine è pericolosai: l'europarlamentare che chatta in mutande, il giornalista che si tocca in diretta, il docente universitario che fa sesso durante la videolezione. Questi incidenti sul telelavoro ci costringono a ripensare la casa, se la casa è un home office. E di fatto, da diversi mesi, lo è per molti.
Un'opera umoristica, che ci azzecca parecchio, mettendo a nudo due verità. Anzitutto i capi sono esseri irrazionali. In secondo luogo ci sono analogie fra il loro comportamento e quello degli uomini "primitivi" che vivevano in comunità dominate dalla ritualità e dalla superstizione. In balia di forze misteriose che generano incertezza e timore.
Lo sciamano messicano Don Juan. Il cacciatore siberiano Dersu Uzala. Tissahami, re dei Vedda dello Sri Lanka. Il filosofo Hopi dell’Arizona Thomas Banyacya. Il cieco Ogotemmeli, di etnia Dogon. Che cosa hanno o avevano in comune questi vecchi saggi, che cosa ci insegnano questi patriarchi dell’umanità?
Chi è un buon padre? Se lo sono chiesti cinquecento esperti, a Oxford, per il primo summit planetario sull’argomento, patrocinato dall’Unicef. Risposta: i padri migliori sono i pigmei Aka del Congo, poiché stanno in contatto fisico con i figli per il 47 per cento del loro tempo. Seguono gli svedesi, che dedicano quasi la metà del loro tempo ai figli. Gli Aka vincono con un colpo alto: in assenza della madre offrono il capezzolo ai piccoli, per calmarli.