Scritti

I calciatori e l'idea della donna

27 apr 2026

Parliamo di antropologia dello sport, guerra, prostituzione,

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I calciatori e l'idea della donna

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Prostitute ai calciatori, giovani donne come premio per la vittoria: ma quanto siamo “primitivi”? Tanto. Mentre l’inchiesta della Procura di Milano sul traffico di escort fa il suo corso, cerchiamo di capire il significato antropologico di questa usanza, che nella storia dell’umanità ricorre da millenni e in molte culture. 
Senza andare troppo lontano, un Silvio Berlusconi allegro patron del Monza Calcio durante una cena di auguri natalizi disse ai giocatori: “Se vincete con una di queste grandi squadre (Milan e Juve) vi faccio arrivare nello spogliatoio un pullman di troie" (fonte: Redazione ANSA del 15 dicembre 2022). Il video si trova ancora su YouTube. Nulla di nuovo sotto il sole, quindi. Ovviamente un sole che scalda e riflette una concezione della donna come proprietà e risorsa trasferibile, profondamente radicata in società patriarcali ed economie basate sulla schiavitù.

È una lunga storia quella delle donne usate come doni, spesso anche  scambiate con tribù di avversari per costruire o consolidare la pace. Più frequentemente belle ragazze regalate a guerrieri che si sono distinti in battaglia, considerate bottino di guerra dopo le razzie in territorio nemico. Sono fatti che confermano l’ipotesi dell’antropologo inglese Desmond Morris, deceduto qualche giorno fa, autore di un librone intitolato La tribù del calcio, dove lo show del football viene letto come un gioco rituale di guerra, fortunatamente simulata, tra “clan nemici”. Fino al XIX secolo, in molte corti asiatiche, mediorientali e africane, l'offerta di concubine e odalische a dignitari stranieri era considerata come un gesto di ospitalità oppure a sigillo di accordi politici. Ma anche in Italia le cronache della corte dei Visconti e degli Sforza a Milano, o dei Borgia a Roma, riportano costumi di questo tipo. Nell’antica Grecia le pornai (prostitute comuni) venivano offerte da anfitrioni facoltosi agli ospiti di riguardo. Sempre in Grecia dopo la conquista di Mileto (494 a.C.), le donne ioniche furono ridotte in schiavitù. Nell’antichità dopo le battaglie le donne delle città conquistate normalmente venivano distribuite tra i soldati. In Assiria e a Babilonia testi cuneiformi descrivono la distribuzione di prigioniere tra ufficiali, e così in Egitto le povere ragazze sequestrate venivano assegnate a nobili o al faraone stesso. A Roma le captivae erano donne catturate in guerra, assegnate come schiave sessuali ai generali vittoriosi in nome dello ius praedae, il diritto di preda bellica. Idem nel mondo germanico e vichingo dove le saghe documentano raid in cui donne venivano rapite e distribuite tra i combattenti più meritevoli, come bottino di guerra (Beutefrauen). Quanto al mondo arabo, il diritto di guerra islamico prevedeva che le prigioniere diventassero surriyya (concubine) dei combattenti. E si potrebbe continuare citando analoghe tradizioni tra le tribù della Mongolia e i nativi maya e aztechi, in Messico.

Donne premio come beni di consumo circolano ancora oggi in ambienti malavitosi. Nel mondo della criminalità organizzata questa pratica è documentata da atti giudiziari in tutto il mondo. Ovviamente la tratta di esseri umani oggi è un reato grave. Eppure persistono sensibilità e sottoculture diverse. Sul suo profilo Instagram Silvio Berlusconi, dopo l’indignazione suscitata da quella sua uscita del 2022 (quando ambiva a diventare nientemeno che Presidente della Repubblica) commentò così: “Francamente non pensavo e nessuno poteva immaginare che una semplice battuta da spogliatoio, scherzosa e chiaramente paradossale, che ho rivolto ai calciatori del mio Monza potesse suscitare commenti tanto malevoli quanto banali e irrealistici”. Due precisazioni. I rapporti consensuali tra maggiorenni che si prostituiscono e clienti non costituiscono reato; la legge punisce soltanto il favoreggiamento e lo sfruttamento del fenomeno, cioè i terzi che ci guadagnano. Quanto ai calciatori che attualmente si presumono coinvolti, si dichiarano estranei ai quei fatti. Non ricordano e comunque invocano il diritto alla privacy. Fatti loro?