giovani e chatbot scarica l'articolo in formato Pdf qui
“Over sessanta andate tutti su un’isola lontana a farvi coccolare dalle foche, e lasciate spazio ai giovani!”. Incasso la pittoresca esortazione di Sofia, brillante attivista per il clima, e cerco di sintonizzarmi con un panel di intelligenze aliene.
Il contesto è il festival Educa Immagine appena conclusosi a Rovereto, e in particolare l’incontro sotto il cupolone del Mart intitolato “Attivismo social”. Dove si dibatte un tema giusto, puntuto e di grande attualità: quello di chi sposa una causa non tanto per convinzione o per passione personale (come accadeva agli idealisti di un tempo che fu) ma per aumentare la propria visibilità e capitalizzare i like.
A parte la provocazione della Temptation Island per anziani, gli argomenti sono molto seri: i media, le nuove tecnologie, i giovani e l’amore. Buttate tutto in pentola e mescolate. Ne esce una scoppiettante kermesse che funge da corso di aggiornamento gratuito sul galoppatoio della realtà: per tutti, beninteso, non soltanto per i docenti.
Dunque i media, e soprattutto i social che la fanno da padroni, che promettono croci e delizie a chi si espone, che conviene conoscere a fondo per utilizzare al meglio. Ma qual è il meglio? Dipende. Per chi ha un messaggio, una causa, un ideale da proporre attenzione ai contraccolpi da parte degli haters, gli odiatori. Per chi invece vuole solo esserci e apparire, benissimo, ma tocca spararle grosse per non sprofondare nell’aborrito girone degli ininfluenti. In sintesi, un ventaglio di riflessioni sui problemi di gestione della nostra identità digitale.
Certo le nuove tecnologie mica ci stanno ad aspettare. Ma sono diventate più accattivanti, per non dire ruffiane. E questo è stato il tema dell’incontro intitolato “Lei sì che mi capisce. Storie di intimità sintetica” dove il lei è ovviamente l’intelligenza artificiale. Siamo nell’era in cui i chatbot – le nuove macchine parlanti – incentivano l’interazione affettuosa, fanno domande e simulano l’empatia. Con il risultato (o quantomeno l’inevitabile effetto collaterale) di tradire la nostra fiducia, passando i nostri dati alle agenzie di profilazione. Alla faccia della privacy. Francamente allarma sentire quelli che se ne intendono drammatizzare, anziché minimizzare: siete paranoici? Beh, fate bene, perché ne avete tutte le ragioni. Incubo dei genitori, perché ai giovani la riservatezza online di solito poco importa.
Giovani che oggi vivono nella società della performance, con tanta paura di sbagliare, giovani che si proteggono per paura di soffrire. Valga la tragica storia di Aurora, la quindicenne di Piacenza che, poco prima di essere gettata dal balcone dal suo fidanzato, chiedeva a ChatGPT se quello che stava vivendo era vero amore o un amore tossico.
Inedite dinamiche di innamoramento che a detta dei pedagogisti seguono ed emulano ormai la logica commerciale: varrà la pena investire? Non starò perdendo tempo? E guai fallire. Mentre una volta, qui sull’isola delle foche, sapevamo che l’amore è irrazionale e imprevedibile e che al cuor non si comanda. Invece ecco gli scenari e i nuovi copioni affettivi: situazioni anticamera, prove virtuali per vedere come sarebbe se ci si mettesse davvero insieme, osservazioni da remoto per carpire i gusti dei partner. Nella fondamentale latitanza del corpo.
Gli psicologi sostengono che dovremmo aiutare i giovani ad affrontare la complessità. Ma forse sono loro (non gli psicologi, i ragazzi) che al contrario potrebbero darci una mano. E comunque se c’è una cosa chiara è che i giovani non ne possono più di sentirsi dire che loro sono il futuro. Perché siamo tutti nella stessa barca che naviga nel presente, e che fa un po’ acqua.
Educa Immagine è una gemmazione del festival roveretano Educa, che a settembre affronterà un tema da nulla, la felicità. Anzi, la post-felicità, sia quella offline, sia quella che finisce nei feed e nelle stories. Quella privata e quella collettiva. Quella finta del possesso e dei consumi e la felicità “a nostra misura” che davvero ci corrisponderebbe. Non sarà desiderare troppo?