Scritti

La cura e il rispetto del nostro corpo

9 nov 2025
Scritti

La cura e il rispetto del nostro corpo

Quotidiano L'Adige, 9 novembre 2025

Non è mai troppo presto per conoscere il nostro corpo. Camminando in equilibrio sopra una catena che univa due grossi paracarri in pietra (eravamo studenti) un mio amico cadde battendo la testa sul marciapiede. Purtroppo teneva le mani in tasca, per spavalderia.
Se la cavò ma fu una dura lezione. Mai fare salti né scendere di corsa le scale con le mani in tasca, andrebbe insegnato a scuola. Così come altri consigli pratici che dovrebbero far parte di una pedagogia, di una cultura del corpo che sia vera educazione fisica e al sentire dei sensi, non solo circonduzioni delle braccia in palestra. Perché questo siamo e abbiamo: corpi. E quello che ci tiene in piedi è una meravigliosa e delicata colonnina di trentatré vertebre, che spesso maltrattiamo.

L’educazione sessuale nelle scuole medie, che ha suscitato diverse polemiche ed è attualmente osteggiata dal nostro governo, è soltanto un aspetto dell’educazione ai salutari usi del corpo, una formazione necessaria che in generale manca. Come hanno dichiarato pubblicamente sia i Tecnici Sanitari sia le Ostetriche di Trento, in linea con le posizioni del loro Ordine a livello nazionale, la carenza di informazioni su questi temi comporta diversi rischi e consegna inevitabilmente i giovani ai “diseducatori”, che si trovano sia online sia nella vita di relazione. Non una buona idea, dati i tempi.

Parlando di sesso, la misconoscenza dell’importanza del corpo può facilitare la diffusione di malattie veneree, gravidanze adolescenziali, abusi e bullismo. In campo affettivo, inoltre, può permettere idee sbagliate e pericolose circa il diritto al possesso di un corpo altrui. Su questo terreno, lo sappiamo, vi sono schieramenti politici opposti. Da una parte la Destra accusa la Sinistra di voler trasformare la scuola in una fabbrica di transgender (un’accusa assurda, eppure molti ricorderanno cartelloni shock, così concepiti ed esposti in città). Dall’altra, preme dire, attenzione a non generare confusioni e incertezze in giovanissimi che, per quanto precoci, neppur lontanamente si pongono complessi problemi di natura sessuale. Per essere chiaro, direi sì alla cultura e all’educazione sessuale nella scuola secondaria di primo grado, ovviamente da parte di formatori qualificati. Ma direi no alle forzature ideologiche in stile “Porci con le ali”, il best seller post-sessantottino di Lidia Ravera e Marco Lombardo Radice, dove un intellettuale di Sinistra, rappresentante della controcultura giovanile degli anni '70, dà per scontato che essere sodomizzati da un rinoceronte sia perfettamente normale.

In un percorso di consapevolezza e di rispetto, a parte gli aspetti sessuali, gli ambiti toccati da un’etica e da un’antropologia del corpo sono molti e diversi: dall’igiene pubblica e privata ai comportamenti autolesionistici, dalla comunicazione non verbale all’alimentazione, per disincentivare il fumo e il consumo di alcolici e di cibo spazzatura.

Ma il discorso si può allargare anche alla sicurezza dei corpi nei luoghi di lavoro, così come alle scelte di modificare l’aspetto del proprio corpo con protesi estetiche, tatuaggi e piercing. Senza dimenticare le pratiche sportive, dove il corpo, il suo “rendimento” atletico e la misura delle prestazioni, costituiscono, a mio parere discutibilmente, lo scopo ultimo.
Corpo che può generare violenza o dolcezza. Corpo che non è giusto mortificare, perché è vita e natura e nello stesso tempo è cultura. Corpo che ha dei limiti che conviene rispettare. A quindici anni difficilmente pensi a quando ne avrai sessantaquattro, come vuole il titolo di una famosa canzone dei Beatles, When I'm Sixty Four. Ma i baciati dalla fortuna a quell’età, e oltre, ci arrivano, e raggiungerla in discrete condizioni bene o male fa la qualità della vita. Quando sei giovane non ci pensi, ma poi le cretinate con gli anni si pagano tutte.