Interview

Overtourism: non sparate sul turista

Elle copertina intervista Overtourism
9 mag 2025
Interview

Overtourism: non sparate sul turista

Intervista per "Elle" di Gloria Ghiara con Duccio Canestrini  sull'overtourism 

Qui si può scaricare il testo integrale:
Overtourism: non sparate sul turista "Elle" 9 maggio 2025

"Ma come siamo arrivati fino qui? Duccio Canestrini è un "antropologo pop". Grande viaggiatore, giornalista autore di reportage nei tempi d'oro di Airone, documentarista, oggi è sempre in cammino e si divide tra l'insegnamento dell'Antropologia del turismo al Campus universitario di Lucca (Università di Pisa) e la divulgazione, con ogni mezzo possibile, incluse le conferenze spettacolo, della materia che non smette di affascinarlo. Non potevo che raggiungerlo, nella sua Rovereto, memore dei suoi libri su turisti e turismo che hanno precorso i tempi in tempi non sospetti: da Turistario del 1993, "luoghi comuni dei nuovi barbari", i turisti, ça va sans dire, "anime erranti, costretti a scaraventarsi con la macchina fotografica in qualche pseudoparadiso. Inutile tentare di tirarsene fuori: ci siamo dentro tutti". Da Turpi Tropici, del 1997, in cui romanzava l'invasione di turisti gaudenti e noncuranti in quei tropici truccati da paradisi in terra, passando per Andare a quel paese, vademecum del turista responsabile, del 2003. Non a caso, Canestrini ha le idee parecchie chiare su quello che chiamiamo (e che non d o v r e m m o c h i a m a r e ) overtourism. «Non è un f e n o m e n o che salti fuori come una novità inattesa o incongruente o para dossale. Anzi. Volendo essere proprio spietatamente realisti co, è in linea con il cosiddetto sviluppo della nostra società, che spesso viene confuso con la crescita. Per come la vedo io, l'overtourism, inteso come troppo, ha a che vedere con l'overdose che abbiamo ormai prodotto in diversi campi. Se penso alla produzione di rifiuti, ala produzione di materiali plastici, al troppo gas serra, forse anche alla troppa infor mazione caotica, all'eccesso di estrazione di materie prime, alla mobilità congestionata a tutti i livelli, ecco che abbiamo anche l'iperturismo, chiaramente». 
Del resto, viaggiare - spostarsi - non è mai stato così facile, così accessibile a tutti, così economico. «C'è un bel libro di un antropologo norvegese, Hilland Eriksen, presidente della Società di Antropologia Sociale Europea: si intitola Fuori controllo. Un' antropologia del cambiamento accelerato», continua l'antropologo. «Tra i tanti c'è anche un capitolo che parla dell'enorme incremento e accelerazione della mobilità. Certo, è vero, il cambiamento è na turale, il fatto è che siamo in un'era di cambiamento acceleratissimo e questo cambia parecchio lo scenario. Quindi quando si parla di overtourism, secondo me si dovrebbe parlare di un fenomeno sistemico, strutturale, perfettamente coerente con l'impostazione che stiamo dando alla nostra civiltà, alla nostra convivenza, al nostro modo di stare sul pianeta, al traffico di merci e di persone sul pianeta Terra.
Il consumo delle destinazioni si inquadra in uno scenario più ampio del consumo di tutto: consumo delle merci, consumo delle esperienze, consumo delle relazioni umane e così via». Certo, poi c'è tutto l'aspetto edonistico, dell'ostentazione. E Canestrini cita un evento esemplare. «Ricordate The Floating Piers, la passerella sul lago d'Iseo opera dell'artista Christo nel 2016? Ecco, quella è stata una pietra miliare. Interessantissima sotto tanti punti di vista, ma è stato anche un dramma vedere come decine di migliaia di persone, stregate da una comunicazione anche irresponsabile, avessero scatenato una situazione insostenibile di iperturismo paradossale. Avevano intasato i mezzi di trasporto, gli alberghetti locali scoppiavano, e tutto questo per cosa? Su questo evento ho tenuto un corso al campus universitario di Lucca: abbiamo analizzato i video, le foto, i selfie, ogni testimonianza delle persone che hanno visitato l'installazione. Cosa dicevano? In pratica non dicevano niente altro che la loro esperienza di essere lì. Non c'erano contenuti, valori, introspezioni, era solo presenzialismo, quindi chiaramente veicolato dai social network. Si ritorna quindi un po' a quella vecchia modalità del viaggiare per dire che si è viaggiato: "ho fatto il Brasile, ho fatto la Spagna...". Una mentalità che una volta apparteneva al jet set, perché dava prestigio il semplice andare, e più lontano andavi, più prestigio avevi».
Ancora più semplicemente, Duccio Canestrini ci ricorda che «Homo turisticus, siamo un po' tutti, chi più chi meno, e quando viaggi alla fine sei quello che sei nella vita. E anche se a prevalere oggi è il paradigma produttivista e consumista, se hai una visione minimamente etica della vita, ce l'hai sia che tu stia sul divano a leggere sia che tu vada in giro per il mondo. Di turismo si è sempre parlato in termini di pernottamenti e di flussi, in chiave economica. Io sostengo da molto tempo, invece, che sarebbe bene parlarne in termini di scienze umane: di relazioni chi si vengono a creare, di impatti. Di consapevolezza».