Scritti

Quando la crociera diventa un inferno

14 mag 2026

Parliamo di turismo, crociere, virus,

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Quando la crociera diventa un inferno

Crociera? Una cosa divertente che non farò mai più. È probabilmente questo il bilancio dei facoltosi passeggeri della nave da crociera MV Hondius (costo del biglietto 20 mila euro a testa) a bordo della quale è scoppiata l’epidemia di Hantavirus. 
Negli ultimi settant’anni le intossicazioni e i contagi da virus su questo tipo di navi sono molto aumentati. Le cause sono la prossimità se non la promiscuità delle persone, l’isolamento a bordo, la varietà geografica degli scali toccati e gli itinerari a rischio effettuati dai passeggeri prima di imbarcarsi. Inoltre, dove si raggruppano e si isolano persone con alta densità abitativa soggette a restrizioni della mobilità, come nei campi di concentramento e nei centri di permanenza per i rimpatri, i virus vanno a nozze, perché anche a loro piace viaggiare con noi. Non per nulla la quarantena nacque a Venezia, nel 1348, come misura per contrastare la peste nera, imponendo alle navi provenienti da zone remote e potenzialmente infette un isolamento di 40 giorni prima dello sbarco.
C’è da dire che il settore crocieristico negli ultimi anni vive un inedito boom, con numeri in forte aumento a livello globale. 40 milioni di passeggeri nel mondo, 1,15 milioni gli italiani, circa 13 mila crocieristi l’anno dal Trentino (prediletti il Mediterraneo, i fiordi norvegesi e i Caraibi), un dato quest’ultimo superiore alla media nazionale (2,4% rispetto all’1,9%). 
Nel 2024 è salpata la nave da crociera più grande al mondo, la Icon of the Seas di Royal Caribbean. Con i suoi 365 metri di lunghezza, 10 mila persone a bordo tra passeggeri ed equipaggio, e 20 piani/ponti a strati, questa città galleggiante è stata definita una mostruosa “lasagna umana”, per non dire del suo enorme impatto ambientale.
Il viaggio in crociera è diventato popolare, qualche reduce afferma  anche  troppo, fatta eccezione per gli itinerari che vantano ancora la loro esclusività, com’è il caso della traversata della MV Hondius, una nave gestita da Oceanwide Expeditions, partita dall’Argentina con destinazione Capo Verde. Scali principali: Antartide, isole Falkland, Isla San Pedro/Georgia Australe, Nightingale Island, Tristan da Cunha, Sant' Elena e isola di Ascensione. Decisamente una rotta per pochi benestanti e benviaggianti. Tra i quali, è cronaca d’oggi, si registrano infezioni, ricoveri e purtroppo i primi decessi, perché il diavolo ci ha messo la coda, e non per la prima volta. 
La storia sanitaria delle crociere segue due problematiche principali: le malattie virali e gli episodi di intossicazione. Tifo sulla SS Oronsay negli anni ‘70, diversi casi di shigellosi negli anni ’80, Legionella e virus Norwalk negli anni '90 tra le Bermuda e le Hawaii, ondate ricorrenti (fino ai nostri giorni) di Norovirus sulle rotte caraibiche e atlantiche. Covid-19 sulla Diamond Princess nel 2020 e 16 focolai virali nell’anno 2024 su navi di diverse compagnie, Cunard Line, Holland America e Princess Cruises. Casi di salmonella (dovuta a cetrioli contaminati) sei anni fa sulla Royal Caribbean e di Escherichia coli per Silversea Cruises con scalo in Florida, e via navigando. Quello della MV Hondius è un caso particolare, poiché si tratta del primo focolaio di virus delle Ande (famiglia Hantavirus) scoppiato su una nave.
Al di là degli aspetti sanitari, l’esperienza delle crociere ha ispirato film e romanzi. Lo scrittore americano David Foster Wallace, autore di un reportage di viaggio da una crociera di lusso, scrisse: “Ho sentito il profumo di lozioni abbronzanti su dieci tonnellate di carne umana, ho visto una donna in lamé che vomitava a getto dentro un ascensore di vetro, ho sentito maggiorenni che chiedevano se per fare snorkeling c’è bisogno di bagnarsi, se il tiro al piattello si fa all’aperto, se l’equipaggio dorme a bordo e a che ora è previsto il buffet di mezzanotte. Ho imparato come si allaccia il salvagente sopra lo smoking, ho mercanteggiato per dei gioielli senza valore con ragazzini malnutriti, ho mangiato pellicano al marzapane e omelette con tracce di tartufo ‘etrusco’ e ho avuto paura del mio water in cabina”. Sicuramente costeggiare l’Antartide è meno frivolo, più esclusivo e avventuroso. Comunque, penseranno i fortunati, mai più.

(quotidiano l'Adige, 24 maggio 2026)