Categoria: Scritti

Questa sezione non è un blog è proprio un BLOB come un pentolone in ebollizione, pieno di ingredienti, pubblicazioni, interviste, idee assortite. Qui sono raccolti alcuni miei lavori, divisi per categorie: scritti, documentari, incontri, ecc. Vedere per credere :-)

 

Filtra per categoria
Scritti

Donne, orecchini e auricolari sessisti.

l'Adige, 11 marzo 2019 Programmi, ragazze, che si fa? No, non per il weekend. Programmi per i computer. Perché giustamente anche le femmine possono “smanettare” con i software.

Vai
Scritti

Pace, amore ed ecologia

l'Adige, 29 settembre 2019 “Ci state scaldando le birre!”. D’accordo, un punto di vista un po’ particolare, burlesco, anomalo.

Vai
Scritti

Panda volanti. Babbo Natale è cinese

Babbo Natale viene dalla Cina. La sua slitta che solca il cielo è trainata da quattro coppie di panda. Babbo Natale ti prego, non portarmi blue jeans né ombrellini cinesi. Piuttosto, comanda ai panda di planare su un mercatino dell'usato, che di roba nuova in giro, e di plastica negli oceani, ce n'è già abbastanza.

Vai
Scritti

Basta mangiare animali. Usciamo dal paleolitico

Non siamo più nel Paleolitico. Il nostro stile di vita è cambiato completamente. I cacciatori di ieri sono diventati colletti bianchi. Abbiamo cambiato l'ecosistema Terra, abbiamo fatto breccia nel Dna, abbiamo inventato la biomeccatronica. Possibile che a tavola si debbano divorare ancora animali?

Vai
Scritti

Peste, arioma e terribile doja

Sindromi culturali. Che cosa sono? Troppo facile  liquidarle come disturbi immaginari. In effetti sono quadri clinici, tipici di un popolo o di una cultura. Affezioni che appartengono più al folklore che alla medicina, ma non per questo sono meno reali. Alcuni casi: dall'Argentina alla Cina, dal Trentino al nostro meridione.

Vai
Scritti

In vacanza da sorvegliati speciali

Via dalla pazza folla, finalmente. A nessuno piacciono le città d'arte, le piscine, i campeggi e i buffet stracolmi di gente. Fino all'anno scorso si parlava di overtourism, di troppo turismo. Nei convegni ci si confrontava, preoccupati, sul collasso delle città sotto l'onda d'urto di masse di visitatori. E ora?

Vai
Scritti

Mascherine e paure altrui

La sola esperienza positiva nell'indossare la mascherina è  quella di metterci nei panni di alcune donne di religione islamica, abituate a nascondere una parte del volto. D'ora in avanti ci sembreranno meno aliene?

Vai
Scritti

Sgarbi e la città del futurismo

Sì allo slancio immaginativo deperiano, sì all'immaginario poetico scoppiettante di idee fantastiche, pieno di bambole e selvaggi, "forchettate di jazz" e "code azzurre". No alla retorica bellica Ovviamente, no al lessico aggressivo e agli insulti feroci, lanciati con la bava alla bocca.

Vai
Scritti

La trascendenza di Jerusalema

l'Adige, 14 agosto 2020 Il tormentone di questa estate 2020 è una canzone africana, cantata in una lingua simile allo zulu, parlata in Sudafrica e in Zimbabwe.

Vai
Scritti

Lasciamo parlare la nostra pelle. Anche le rughe.

La pelle è una dichiarazione sociale. Nel linguaggio figurato, il tessuto cutaneo che ci avvolge corrisponde alla vita stessa; se è vero che abbiamo amici per la pelle, che non vorremmo mai lasciarci la pelle, che quando desideriamo tantissimo qualcosa non stiamo nella pelle.

Vai
Scritti

Ma evitiamo la psicosi. L'impatto sociale dell'emergenza Covid

l'Adige, 11 ottobre 2020

La malattia non è soltanto una questione medica, è un fenomeno al contempo sociale, politico, economico. Ed è giusto raccontare anche le crisi, i dubbi, i sensi di colpa, gli abusi. Perché non si vive di soli allarmi. Non si vive di sola emergenza. L'Associazione nazionale professionale italiana di Antropologia (ANPIA) in un report intitolato "La società in provetta" ha analizzato questa situazione, il timore del contagio, le nuove fobie, le conseguenze del distanziamento fisico. In breve, l'impatto sociale del covid.

Vai
Scritti

Gli invasati del voto USA

Il sermone della pastora protestante evangelica Paula White, consigliera spirituale di Donald Trump: una giaculatoria delirante volta a propiziare la rielezione del vecchio presidente. Una sorta di rituale propiziatorio, sfociato in una crisi di possessione. Come accade in altre zone del mondo durante eventi religiosi coinvolgenti, il fedele entra in uno stato di estasi, perdendo il lume della ragione. 

L'Adige, 15 novembre 2020
Colpisci, colpisci, colpisci fino alla vittoria ogni nemico schierato contro di te! Sento il suono di grida e canti, sento il suono della vittoria. Sento il suono della pioggia abbondante, e (ancora) sento il suono della vittoria! Chi ha seguito queste elezioni americane forse riconoscerà la citazione dall'incredibile sermone della pastora protestante evangelica Paula White, la consigliera spirituale di Donald Trump.

Durante la controversa "election night", la donna ha recitato questa giaculatoria, delirante e appassionata, volta a propiziare la rielezione del vecchio presidente. Va da sé, il video su YouTube del sermone per la vittoria di Trump è diventato virale sul web, raccogliendo milioni di visualizzazioni. Anche per il divertito sbalordimento degli spettatori nel sentir declamare la White, inequivocabilmente invasata, in una lingua semi-inventata degna del grammelot di Dario Fo, ma meno comica. E all'apice dell'alterazione psichica, per la sua invocazione rivolta nientemeno che agli "angeli dell'Africa e del Sudamerica", notoriamente solidali con la politica del Ciuffobiondo.
In effetti, la performance merita una sbirciata. Così, anche solo per farci una risata. A parte il fatto che poi è stata sonorizzata e remixata dai soliti burloni, per trasformarla in un tormentone ritmico, in stile hip hop. Che tuttavia presenta un interesse antropologico. Perché a ben vedere si è trattato di una sorta di rituale propiziatorio, sfociato in una crisi di possessione. Proprio come accade in altre zone del mondo durante eventi religiosi molto coinvolgenti, durante i quali fedeli e officianti entrano in uno stato di estasi, perdendo il lume della ragione. Tempi duri per quel lume.
Certo, dev'essere difficilissimo per Trump accettare la sconfitta elettorale, lui che si è costruito l'immagine del vincente, sempre e ad ogni costo. Con una narrazione vittimistica ad effetto; o quantomeno  ad effetto sicuro sui pochi media amici suoi, e naturalmente sui fedeli Repubblicani. Detto per inciso, su Netflix c'è una bella serie tivù intitolata "Trump: un sogno americano". Da vedere.
Messo da parte l'interesse antropologico per usi e costumi "primitivi" che di tanto in tanto risorgono in contesti iper-moderni, è comunque quasi imbarazzante che sotto l'ala della cristianità si rifugino anche fenomeni aberranti di questo genere. Ma siamo in America. E per cercare di combattere le “confederazioni demoniache” che hanno portato Trump alla sconfitta, come abbiamo visto non c'è stata esclusione di colpi. Mi riallaccio in questo senso all'editoriale di qualche giorno fa su questo giornale, intitolato "Siamo tutti un po' americani". Cito: "Aspettiamo ancora che Trump ammetta la sconfitta, come tanti perdenti hanno fatto prima di lui, mettendo sempre gli interessi collettivi davanti ai destini individuali". Giusto, ma per fortuna solo un po' americani, caro Direttore. E, a dirla tutta, con un bel po' di riserve anche pensando a Joe Biden, Mister-Male-Minore rispetto all'improponibile spaccone miliardario. Ma su questo si può opinare, naturalmente.
Quel che è certo è che la piattaforma YouTube è ormai diventata la televisione universale. Croce e delizia per i navigatori in rete più curiosi. Dai contenuti avvincenti, ma spesso non meno folli della sbrodolata di Paula White. Basti pensare che su YouTube il record dei clic a novembre l'ha conquistato un video musicale coreano intitolato Baby Shark, superando per la prima volta la soglia dei sette miliardi di visualizzazioni. Baby Shark è una mielosa canzoncina per bambini che accompagna un cartone animato in cui compare una famiglia di squali: mamma, papà, nonna e nonno. Ecco tutto. Zero storia, zero metafore. Anche in questo caso, un fenomeno difficile da giustificare, se non sulla base di una fascinazione indotta dal ritornello elementare e ossessivo, che ti entra nelle orecchie e fa poi fatica a uscire. Peccato che l’innocente canzoncina sia stata usata in Florida come deterrente contro i poveri senzatetto che dormono nei parchi pubblici: sparata a tutto volume, dalle forze dell'ordine, per svegliarli e sloggiarli. Anche questa è America, purtroppo, ma non quella glamour. L'ombra americana che non vorremmo mai facesse parte di noi.

 

Vai